Fuoco e memoria: dagli scavi di Pompei riemergono “Leda e il Cigno”

Fuoco e memoria. Un connubio avvincente, terribile e magnifico quello tra il Vesuvio e la città sepolta di Pompei. Come se il vulcano volesse ripagare la città conservando sotto il suo manto di morte, la memoria

di quelli che poche ore prima affollavano Pompei con le loro voci, gli affari, le storie di vita quotidiana. Attimi cristallizzati dalla lava e che oggi Pompei ci restituisce poco alla volta, per non rovinare la sorpresa. Prolungando così il piacere e la meraviglia.

Le stesse sensazioni che devono aver provato gli archeologi nel vedere riemergere il dipinto di “Leda e il Cigno”, con i suoi colori mozzafiato. Bellissima e sensuale, Leda fa capolino tra le rocce di lava, con uno sguardo sorpreso. Con un braccio alza il drappo dorato che copre a stento il suo corpo statuario come a proteggere da occhi indiscreti, il suo amplesso con Zeus trasformatosi in candido cigno per sedurla.

Un ritratto di donna dalle fattezze eccezionali, di “altissima qualità” sottolinea il direttore del parco Massimo Osanna, “unico e interessante proprio per questa sua particolare iconografia, così esplicita e sensuale”.

Il mito di Leda e la sua raffigurazione era infatti piuttosto noto a Pompei ed è attestato in varie domus, ma con diverse iconografie. La donna è in genere in piedi e non seduta come nel nuovo affresco e in alcuni casi non è raffigurato il momento del congiungimento carnale.
L’affresco è stato scoperto durante i lavori di riprofilatura dei fronti di scavo, uno dei progetti finanziati con fondi europei che si stanno portando avanti nella Regio V della cittadella romana. Appartiene a una casa affacciata sul lato orientale di via del Vesuvio. Si tratta della stessa dimora nella quale l’estate scorsa, all’ingresso, era stato ritrovato un affresco di Priapo.

A chi appartenesse la dimora è però un mistero che forse, resterà tale. La stessa Leda potrebbe dover traslocare. Visto che i nuovi scavi nascono appunto dalle opere di messa in sicurezza della cittadella, gli altri ambienti di questa ricca dimora non potranno purtroppo essere riportati alla luce. Quindi per mettere in salvo e proteggere gli affreschi, si sta valutando l’ipotesi di rimuoverli e di spostarli in un luogo dove potranno essere salvaguardati ed esposti al pubblico.

Ma in cosa consiste il mito di Leda? La mitologia racconta che Zeus innamoratosi perdutamente della giovane, per poterla vedere scese dall’Olimpo. Mentre Leda dormiva sulle rive del fiume Eurota, Zeus si avvicinò a lei sotto forma di candido cigno, spandendo attorno un intenso e inebriante profumo di ambrosia.

Appena la giovane si svegliò, il padre degli dei rivelò la sua identità e le preannunciò che dalla loro unione sarebbero nati due gemelli: i Dioscuri. Castore abile domatore di cavalli e Polluce imbattibile pugile, entrambi sarebbero stati a difesa del paese e guida dei marinai. I gemelli però erano di natura diversa, Castore era infatti mortale, mentre Polluce immortale. Tuttavia quest’ultimo, per amore del fratello, chiese di diventare anche lui mortale. Il padre Zeus, impietosito da questa richiesta, stabilì che avrebbero vissuto a turno un giorno da vivi sull’Olimpo e il giorno dopo da morti nell’Erebo.

La tradizione mitologica è però discordante riguardo alla progenie divina. Pare infatti che dopo l’unione con Zeus, Leda giacque  la stessa notte, anche con il marito Tindaro, generando così due uova. Da un uovo sarebbero usciti appunto i Dioscuri, dall’altro Clitennestra futura moglie di Agamennone ed Elena che scatenò la furiosa guerra di Troia. Alcune fonti affermano inoltre che tutti i figli usciti dalle uova fossero progenie di Zeus. Altre versioni del mito invece ritengono che i figli immortali sarebbero stati solo Polluce ed Elena, mentre gli altri due sarebbero i figli di Tindaro.